Riconoscimento paternità e dichiarazioni giudiziali di paternità e maternità

Riconoscimento paternità e dichiarazioni giudiziali di paternità e maternità

Il riconoscimento di un figlio naturale prevede un iter legale che, in caso di successo, porta alla dichiarazione giudiziale di paternità e maternità che equivale a un riconoscimento. ALA Studio Legale assiste i genitori e i figli che vogliono intraprendere questo cammino che va dal ricorso in tribunale al test del DNA fino alla dichiarazione giudiziale.

Accertamento della paternità

La legge italiana prevede la possibilità di ottenere il riconoscimento della paternità o della maternità di un figlio o di una figlia nati fuori dal matrimonio o comunque non riconosciuti da uno dei due genitori al momento della nascita. Si tratta dell’articolo 269 del Codice Civile che spiega come la dichiarazione giudiziale di paternità e maternità può avvenire solo nei casi in cui il riconoscimento è ammesso. Il riconoscimento di figlio naturale permette a un figlio fino a quel momento non riconosciuto – o al suo tutore in caso di minore età – di avanzare richiesta di risarcimenti, mantenimento, alimenti e tutti quei benefici che normalmente stabiliscono i doveri dei genitori nei confronti della prole e che fino a quel momento non sono stati ottemperati. È per questo motivo che un figlio naturale ha tutto l’interesse a ottenere una dichiarazione giudiziale di paternità o di maternità soprattutto nel caso in cui sussista la possibilità di accedere a potenziali benefici economici che rappresentano un diritto che deve essere riconosciuto.

Importante: l’azione volta a ottenere la dichiarazione di paternità e maternità è imprescrittibile: può essere quindi esercitata in qualsiasi momento anche a distanza di tanti anni dalla nascita.

Il test del DNA e la procedura per il riconoscimento

Durante l’iter processuale in cui si cerca di ottenere la dichiarazione di paternità o maternità arriva il momento della prova in grado di stabilire legalmente il nesso genitore – figlio. La legge non considera solo come prova le dichiarazioni di una delle due parti che sostengono che all’epoca del concepimento esistesse una qualche forma di rapporto a cui ricondurre il concepimento stesso. La prova principale, quindi, resta quella del test del DNA che può stabilire senza alcun margine di dubbio il rapporto di genitore – figlio. È bene ricordare tuttavia che il supposto genitore non è obbligato a sottoporsi al test del DNA. Tuttavia l’orientamento delle recenti sentenze della Cassazione (Cass. sent. n. 3470/2016, n. 25675/2105, n. 13885/2015) è abbastanza netto: quando un genitore si rifiuta di sottoporsi agli esami ematologici o del DNA questo rappresenta né più né meno che un implicito riconoscimento di paternità e può mettere il giudice in condizione di emettere la sentenza di dichiarazione giudiziale.

Il ricorso per ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità e maternità può essere intentato dal figlio maggiorenne, dal genitore del figlio se minorenne – con il suo consenso se maggiore di 16 anni – o dal tutore legale del minore.

Una volta ottenuto il riconoscimento il figlio maggiore di età può decidere se mantenere il cognome della madre o acquisire il cognome del padre, il legislatore lascia al figlio la facoltà di decidere.

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Riconoscimento paternità e dichiarazioni giudiziali di paternità e maternità
in breve

  • La dichiarazione giudiziale di paternità e maternità permette il riconoscimento del figlio naturale che ne fa richiesta
  • L’azione è imprescrittibile: può essere fatta richiesta finché il presunto genitore è in vita e entro due anni dalla sua morte
  • La prova principale è rappresentata dal test del DNA

Domande frequenti

Se il giudice dispone l’esecuzione del test del DNA il genitore è obbligato a eseguirlo?

Il genitore non è obbligato a eseguire il test del DNA anche se a disporlo è stato il giudice. Tuttavia il suo rifiuto può essere letto dal giudice come un’implicita ammissione di paternità o maternità.

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